Zolfo e cenere. L’Etna.

Il giardino di Leoca non poteva accoglierci meglio: lenzuola profumate, aperitivo in camera e colazione con pistacchi e ricotta fresca. Per averlo prenotato due ore prima, davvero niente male.

Siamo a Nicolosi, ad una distanza di pochi chilometri dal vulcano più grande d’Europa: l‘Etna. Da qui a non molto ci troviamo al rifugio Sapienza, il punto d’accesso (versante sud) per l’ascesa al vulcano. Un grosso parcheggio e diversi uffici di guide che si propongono per accompagnarvi.

Già, perché sopra i 2900 metri è vietato salire senza un accompagnatore esperto. Una guida, un vulcanologo. Anzi, sarebbe vietato.

Un primo avvicinamento ai crateri si ha prendendo la funivia dell’Etna, un insieme di vagonetti panoramici che arrivano poco sotto la Torre del Filosofo, un grosso buco rossiccio circondato da un formicolare di jeep e turisti.

Qui sta il limite. Sarebbe vietato oltrepassarlo.

Noi siamo andati un pò contro le regole, e lo abbiamo fatto. In realtà, come molti altri. E su consiglio di esperti.

Bisogna comunque stare attenti, siamo sempre su terreno vulcanico. Consigliatissimo seguire i gruppi e mai andare fuori sentiero.Quello che dicono le guide è vero: per diverse centinaia di metri sarete circondati da sabbia lavica, nera e a tratti tiepida. Sotto di voi, Catania.

Personalmente, la suola delle scarpe si è fusa. La salita è lunga. Sulla sabbia si fa un passo e si scivola per due. Mano a mano che si sale l’aspetto cambia. Siamo passati dalla polvere, alla lava solidificata, a terreno giallino e rosso pervaso da un costante e fastidioso fumo.

In cima fa davvero freddo. Partiti in canottiera, siamo arrivati a guanti e berretto. Il tempo è instabile e su questo è certamente preferibile seguire chi conosce bene il territorio. Se arriva la nebbia, perdersi è un attimo.

Non avevo mai visto respirare un cratere  prima dell’Etna. Si fa ascoltare e odorare. Dal rumore che producono le sue bocche, all’anidride solforosa che ti entra nelle narici e negli occhi.

Sono stata in Islanda qualche mese dopo. Le bocche di fumo qui sono ovunque. Ma la potenza e i colori dell’Etna non si dimenticano. Il terreno morbido, dove affondano le scarpe, il calore che sale dalla terra che contrasta con il freddo che dei 3.350 mt di altitudine, le luci della città ai vostri piedi.

Partite con prudenza, o prendete una guida che vi accompagni. Ma se capitate a Catania, avventuratevi.

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